La gentilezza in psicologia
Tre cose sono importanti nella vita umana:
la prima è essere gentili, la seconda è essere gentili,
la terza è essere gentili (Henry James)
Come si può definire la gentilezza?
La parola 'gentilezza', che oggigiorno fa riferimento a un atteggiamento delicato e a un modo di comportarsi rispettoso, nasce in un altro ambito semantico, quello della genìa, dell'appartenenza a una stirpe, della condivisione di un antenato comune. Nei secoli, per una forma di metonimia, il significato si è allargato e spostato dalla nobiltà della famiglia (la gens latina) alla nobiltà dell'animo.
Con il termine gentilezza si indica una propensione generale o un atto specifico, benevoli e intenzionali, verso se stessi o verso altri, e aventi il carattere di gratuità - sebbene, come vedremo più avanti, la gentilezza ha comunque dei compensi.
Non è un sinonimo perfetto di empatia, altruismo, rispetto, tolleranza o compassione, ma in qualche modo un atto di gentilezza richiede una compartecipazione di tutti questi fenomeni. Si può guardare alla gentilezza come un valore universale, poiché la maggior parte delle culture la considera una qualità positiva.
Perché è importante la gentilezza?
Si può studiare l'importanza della gentilezza da diverse prospettive:
- - filogenetica: l'essere umano appartiene all'ordine dei primati sociali, la cui vita si svolge in gruppo e da esso viene sostenuta. Per questo la cooperazione è una modalità che viene favorita dalla selezione naturale e la gentilezza ne è una declinazione che promuove la connessione, il senso di comprensione, un clima di aiuto e supporto;
- - ontogenetica: i vantaggi riconosciuti alla gentilezza nelle dimensioni di una specie e della Storia sono molto simili a quelli riscontrabili nella dimensione dei singoli individui, dei piccoli gruppi sociali e nel tempo di un'esistenza, se non addirittura di un'interazione tra persone.
Alcuni studi (per es., Christakis e Fowler, 2011) rilevano che l'influenza benefica degli atti gentili si espande per almeno tre gradi di separazione: chi riceve (o fa) una gentilezza prova una sensazione positiva che tenderà a replicare in un secondo scambio relazionale, e anche il nuovo partner verrà messo in una predisposizione tale da agire gentilmente.
Quali sono gli effetti della gentilezza?
Gli effetti della gentilezza, sempre positivi, si osservano a vari livelli:
- - psichico: ricevere ed esercitare atti di gentilezza riducono ansia, stress e paura; danno sensazioni di piacere e gratificazione; alimentano il senso di autostima e autoefficacia;
- - fisico: riducono la quantità di cortisolo mentre aumentano ossitocina, dopamina e serotonina, producendo vissuti di benessere e di calma, qualora addirittura sfumature di euforia;
- - sociale: producono un senso di appartenenza comunitaria e di benevolenza; favoriscono gli scambi costruttivi e le reti di supporto; promuovono la produzione di ulteriori atti gentili e prosociali.
Cosa rende una persona gentile?
Chiunque ha la potenzialità per essere gentile, ma chi la realizza dimostra di:
- - ascoltare i bisogni propri e altrui di sicurezza, accoglienza, appartenenza e relazione;
- - assecondare gli istinti "intelligenti", caldeggiati dalla natura per la prosecuzione della specie, come quelli di supporto reciproco, altruismo e cooperazione; e quelli caldeggiati dal proprio corpo, che preferisce essere nutrito di esperienze di benessere;
- - essere una persona d'azione: la gentilezza va praticata e si declina concretamente in atti gentili; per praticare atti gentili è necessario attingere alle buone maniere: la sostanza di una relazione non può prescindere dalla forma;
- - avere una visione ampia e costruttiva: la persona gentile è colei che, ripetendo atti di gentilezza, li trasforma in uno stile di vita gentile, che è foriero di buone occasioni e opportunità.
Infine, a rendere una persona gentile può essere anche un pizzico di vanità: "per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili" suggerì la gentile Audrey Hepburn.
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Dr. Emanuele Visocchi - Centro Clinico SPP Milano dell'età adulta