Divenire padre attraverso il racconto di Pinocchio
È attraverso il racconto di Pinocchio che desidero introdurre questo articolo sulla figura del padre. La storia di Pinocchio, può essere considerata e letta come il racconto in immagini della formazione del padre, dello sviluppo dell’identità paterna, e del rapporto padre-figlio fin dalla nascita del bambino.
È Geppetto una figura di padre amorevole che attraverso un pensiero creativo desidera forgiarsi un burattino suo, fatto da sé, suo figlio. Un percorso che attraverso avventure e difficoltà porta entrambi i personaggi ad assumere una nuova identità ed umanità.
La figura paterna di Geppetto e il rapporto padre-figlio con Pinocchio
Geppetto si vuole fabbricare quello che sarà suo figlio, colui che potrà manovrare e far muovere come vuole lui, bellissimo e dotato di numerose abilità, che gli permetterà di girare il mondo e guadagnarsi da vivere. La storia della paternità di Geppetto, comincia zoppicando, comincia subito in salita, per i colpi alle gambe che il pezzo di legno sferra sugli stinchi del povero falegname e per i numerosi dispetti che Pinocchio gli fa, durante la fabbricazione. Geppetto costruisce il figlio scegliendo la figura e i connotati che più predilige.
Per ogni “attività” del burattino Geppetto si impermalisce e di fronte agli sgarbi insolenti e derisori di Pinocchio, il padre si fa triste e melanconico; “Birba d’un figlio! non sei ancora finito di fare e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre! Male, ragazzo mio, male!”. Si asciuga una lacrima e di fronte a un calcio di Pinocchio dice: “Me lo merito!! Dovevo pensarci prima! ormai è tardi!”. Ormai è padre.
È un sentiero quello del padre, dove si intrecciano timori, paure, preoccupazioni e aspettative, immagini, desideri, rappresentazioni di come sarà il figlio. È nel periodo della attesa, in cui il bambino comincia a prendere forma sia nel ventre materno che nella testa dei genitori, che nell’uomo, e nella donna, comincia un periodo di grandi trasformazioni che ha i connotati di una crisi evolutiva, in cui hanno luogo numerosi rimaneggiamenti psichici.
Inoltre il desiderio del vecchio falegname di crearsi da solo il suo burattino, sembra mettere in evidenza il desiderio inconscio dell’uomo di essere egli stesso procreatore è il desiderio di possedere le capacità generative femminili.
Aspettative e desideri confluiscono anche nella scelta del nome di cui Collodi racconta nei primi capitoli: Geppetto darà al figlio un nome che deve “portar fortuna” e così sceglie “pinolo” che in toscano significa essere unico, che ha in germe la possibilità di esprimersi fuoriuscendo da una comunità di simili. Nel ricevere un nome e cognome i figli si configurano come desiderio dei genitori, che danno loro “un’identità in prestito”, da cui partire per poter procedere nella soggettivazione (Pergola, 2010).
Pinocchio, inoltre è il racconto del riconoscimento del figlio da parte del padre e del padre da parte del figlio: “il mi’ babbo”, Geppetto “parve ri-conoscesse il figliolo sebbene fosse molto lontano e lo salutò e a furia di gesti, gli fa capire che sarebbe tornato volentieri indietro ma il mare era troppo grosso (...)”. Il ritrovo del padre e del figlio avviene all’interno del ventre del Pescecane, come la biblica balena, è l'immagine dell'espiazione e insieme il simbolo della morte apparente che precede la risurrezione. Raggiunta la riva, curato il padre, Pinocchio diventa “un ragazzo come tutti gli altri”. Geppetto conclude l’avventura dicendo: “Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo”.
Il percorso che questo racconto di Collodi mette in evidenza è il passaggio che la figura dell’uomo affronta nel momento in cui si scontra-incontra con l’evento nascita. È un percorso che dalla paura iniziale, dal timore, dall’incapacità di produrre un pensiero creativo, passa attraverso le amorevoli rappresentazioni del padre sul neonato, le aspettative, i desideri, le paure di perderlo, la ricerca di sé, e del figlio. È il viaggio che conduce al riconoscimento, alla riconoscenza, al perdono, al coraggio e all’amore, percorso che legittima il padre nel suo ruolo e da “umanità” al figlio.
Divenire padre si iscrive all’interno di un percorso storico che l’uomo ha dovuto affrontare, che lo ha portato in base alle trasformazioni sociali e culturali ad una continua ridefinizione dei suoi compiti e del suo ruolo nei confronti dei figli, ma anche all’interno della società. Il padre è una categoria genitoriale in continua evoluzione, che non è determinata a livello biologico e come tale è segnata da un percorso storico che ne ha permesso la scoperta e l’importanza. La scoperta del padre risale alla preistoria, al neolitico, non è un concetto innato come lo è la maternità, è stata una scoperta “sperimentale” e come tale ha avuto bisogno di diffondersi, di sedimentarsi nelle coscienze delle persone.
“Viviamo in un’epoca eccezionale sotto il segno di un’accelerazione del tempo di cui le generazioni precedenti non hanno avuto esperienza: intendiamo dire che mai, come ora, assistiamo a sconvolgimenti, sempre più ravvicinati e contradditori, degli scenari culturali e socio politici. [...] Negli anni che fecero seguito all’ultimo conflitto mondiale, l’universale attacco al principio d’autorità travolse la figura del Padre che di quel principio era simbolo e custode. I profeti del tempo puntualmente annunziarono che ci stavamo incamminando verso una società senza Padre. Tutti sanno che su tale eclissi del padre si sono versati fiumi di inchiostro; ma l’euforia collettiva per questa riedizione dell’uccisione simbolica dell’Ur-Vater di freudiana memoria, è subentrato un progressivo rarefarsi del discorso e quindi il silenzio: un silenzio che nascondeva un’attesa e forse preparava il ritorno del Padre. Così è quanto, in certo qual modo, è avvenuto. Prima timidamente, poi sempre più esplicitamente, si sono moltiplicati gli scritti, i convegni, i dibattiti sul Padre e sull’importanza della sua figura” (Brutti e Parlani, 1995).
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Dr.ssa Rachele Piperno - Centro Clinico SPP Milano dell'età adulta